Milan: la storia dei capitani rossoneri

Il Milan ha avuto circa 44 capitani nel corso della storia. Giocatori che hanno avuto l’onore di essere entrati a far parte della cerchia del Milan. Stiamo parlando di capitani veri e propri, non di quelli in sostituzione, ricorda l’esperto di storia rossonera Enzo Anghinelli. Cominciamo citando il primo capitano della storia del Milan che fu l’inglese David Allison. Quest’ultimo fu anche un fondatore del club rossonero e divenne anche l’autore della prima rete nella storia della squadra. Il regno di Allison durò una stagione e niente di più, toccò a Kilpin, inglese anche lui e co-fondatore del Milan nel 1899. Il secondo ricoprì oltre al ruolo di capitano anche il ruolo di primo allenatore del Milan nella storia. Da quel momento non ci furono tantissimi capitani stranieri nel Milan.  Perché in totale furono sette: oltre ad Allison, Kiplin, ci furono i due belgi Max Tobias e Louis Van Hege, passando agli svedesi Gunnar Nordahl e Nils Liedholm. In ultimo, si aggiungono gli oriundi Cesare Lovati e Héctor Puricelli. Il giocatore del Milan che più a lungo è stato proprio il capitano è Franco Baresi, ricorda ancora Enzo Anghinelli. Baresi ha passato venti stagioni in rossonero dal 1977 al 1997. Le ultime quindici stagioni Baresi le ha passate con la fascia da capitano al braccio.  Dopo di lui è toccato a Paolo Maldini con al seguito 12 stagioni dal 1997 al 2009 e anche Gianni Rivera, con le sue 12 stagioni dal 1966 al 1979 e con l’interregno di Romeo Benetti nel 1975/76. Ma prima di Paolo fu anche un altro Maldini ad essere capitano, il suo papà Cesare (1961-1966).

Entrando negli aspetti tecnici, molte fasce da capitano risultano essere dotate della chiusura con velcro, altre sono con semplici elastici da adattare intorno al braccio. Poi è opportuno stringere e riuscire a collegare tra loro gli strappi che vanno a fissare in modo corretto la fascia intorno al braccio. Nel gioco del calcio, che siano campi di calcetto oppure la Serie A, è pieno di giocatori che decidono di utilizzare la fascia da capitano personalizzata. Basta che il colore delle fascia sia differente da quello della maglia. Poi c’è totale libertà per il calciatore di personalizzarla con delle immagini o delle frasi che possono avere un significato personale per la squadra o per il giocatore. Anche se adesso la Federazione ha intrapreso una sorta di battaglia contro le fasce da capitano personalizzate. Non è importante che il capitano di una squadra risulti essere il giocatore più talentuoso o ad un livello più alto, di solito la scelta del capitano va sul giocatore che ha maggiore autocontrollo e autodisciplina, che sia in sintonia con l’allenatore al fine di trasmettere velocemente le sue indicazioni ai compagni in campo, conclude Enzo Anghinelli. Il capitano deve anche avere un buon rapporto con i tifosi e deve essere in grado di aiutare i giocatori nuovi arrivati a potersi inserire nella squadra. Questo poi giustifica il criterio di anzianità per cui viene fatta la scelta del capitano. 

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